Gli errori tipici in una partita di Go

Vi elenco alcuni errori tipici che un principiante può compiere giocando a Go:

1. Giocare mosse pensando esclusivamente alle proprie pietre
2. Fare una mossa senza aver prima riflettuto su tutte quelle a disposizione dell’avversario
3. Posizionare una pietra per vedere quello che succede

Vi sono anche tutta una serie di errori legati alla cattiva gestione dell’atsumi, di giocarci troppo vicino o di giocare in un territorio aperto sotto. Sono tutti contenuti nel libro “In the Beginning” di Ishigure Ikuro, un ottimo libro che vi consiglio di acquistare.

Fare vivere più pietre possibili

Takemiya Masaki crede molto nelle regole cinesi. Secondo le regole cinesi lo scopo principale non è vincere grazie al territorio ma grazie al corretto piazzamento del maggior numero di pietre vive sul goban. Questa differenza nella percezione ha un grande effetto sulla “sensazione” che si ha per il gioco. Significa pensare “Quante possibili pietre vive posso piazzare sul goban?”, invece di “Come posso ottenere più territorio del mio avversario?” che conduce ad enfatizzare gli angoli e i lati secondo la modalità di gioco giapponese. Takemiya non sta perciò pensando di fare del territorio quando gioca ma piuttosto di sviluppare o di allargare le sue posizioni. Il risultato è spesso un moyo.

Immedesimarsi e vincere una partita

Immedesimarsi nel proprio avversario è di vitale importanza nel gioco del Go. Prima di giocare una vostra mossa, provate a pensare alle 4-5 mosse che farebbe il vostro avversario. Ordinatele secondo la loro forza e giocatele al suo posto. Vi accorgerete così anche dei suoi errori. Ovviamente preferite sempre le mosse sente rispetto a quelle gote.

Il controllo della mente: il terzo occhio

Arrivati a questo livello di perfezione, perseguito dagli antichi sciamani, tutto è possibile e ci si rende immediatamente conto dell’assunto: “Tutto è in Uno e Uno è in Tutti”. E’ come se si aprisse una porta, il terzo occhio e ci si fondesse con la mente del Creatore, cioé con Dio. Coloro che non credono in Dio sono coloro che non hanno mai avuto esperienze mistiche. In ogni caso non penso che esista sulla faccia della Terra una persona che abbia il coraggio di negare, almeno una volta nella vta, che gli sia capitato qualcosa di strano o paranormale. Trattasi delle classiche coincidenze…

Parlando di Go: saper dominare e controllare le 2 energie positive (pietre bianche) e negative (pietre nere), è già un gran passo avanti verso la conoscienza dell’Assoluto.

Atsumi! Ecco da dove proviene l’energia

Mi sono accorto che sui libri di Go il termine “atsumi” è stato tradotto impropriamente. L’ho capito iniziando a leggere il libro “All about thickness”. E’ sempre difficile tradurre un concetto e riportarlo in un’altra lingua. Alcune volte certi termini non esistono nella lingua tradotta. E’ il caso della parola “atsumi” in giapponese e tradotta con “thickness” in inglese. In italiano potrebbe essere tradotta con il termine forza o anche energia, anche se tale termine non traduce perfettamente tutto quello che vuole significare. Inoltre anche il territorio crea della forza, in 2 direzioni, verso il basso e verso l’alto (se non è circondato). Ho avuto la sensazione che traducendo il termine “atsumi” da una lingua all’altra si sia perso qualcosa per strada. “Atsumi” è il potenziale energetico derivante da un gruppo di pietre connesse. Non è sufficiente avere un gruppo connesso di pietre (cioè creare la “thickness”) per avere l’atsumi, bisogna anche che queste pietre creino un potenziale energetico, cioè che i gruppi avversari vicini ad essa siano deboli.